Archivio per la categoria 'Web 2.0'

Immaginando il Video Advertising Molecolare

Venerdì, 9 Febbraio 2007

MolecularOggi immaginavo questo scenario legato all’advertising Video (ma non solo si intende):

Strumenti direttamente utilizzabili online che permettono di adattare on-fly i format di advertising video a seconda della localizzazione, del target, della microsegmenteazione e degli eventi che sono rilevanti per questi target in tempo reale.

Strumenti utilizzabili direttamente online che permettono una volta definiti i diversi format di pianificare secondo budget specifici una campagna su diversi media e canali con un click e che parallemamente, gli stessi strumenti, sulla base delle indicazioni fornite, suggeriscano i dovuti canali e siano in grado di erogare il tutto a seconda di chi guarda, del contesto in cui si trova, di che lingua parla, di che interessi ha e del cosa sta fruendo in quel momento specifico.

Immaginavo in tutto questo di poter delegare al marketing locale parte di queste azioni, incluso l’editing degli spot in termini di video e contenuti (il tutto sempre online), abbattendo i costi di produzione in maniera a dir poco significativa ed erogando parallelamente contenuti tagliati appositamente per microtarget specifici.

Immaginavo di poter modificare e rimandare in onda velocemente dei format adv in funzione di cio’ che hanno fatto 20 minuti prima i miei competitor o delle reazioni che sta avendo il target potenziale rispetto ad un mio spot appena mandato in “CrossMedia Visione”.

Mentre immaginavo mi sono imbattuto in questi questi due servizi online già utilizzabili ad oggi:

SpotRunner e Visible World sono due realtà nascenti che già offrono un set di tools che permettono direttamente online di editare, pianificare e segmentare in cluster spot video da mandare in onda in slot selezionati secondo le indicazioni fornite sui TV Network statunitensi. E’ possibile selezionare una serie di contenuti video pre-realizzati, localizzarli, modificare voice-over e titolazioni e definire una pianificaizone mirata per ognuno di questi ultimi, il tutto in funzione del budget a disposizione.
I sistemi permettono sia una gestione automatizzata della pianificazione che un controllo manuale del tutto.

Entrambi i servizi come è ovvio hanno in programma di allargarsi a tutti i canali emergenti digitali che man mano si renderanno disponibili.

Lo scenario che si prefigura è certamente interessante. Ritorno ad immaginare come un’agenzia di advertising possa definire le linee generali di uno spot (concept, girato, applicazione ecc. ecc.), rilasciare questo “Spot Madre” on-line su servizi come quelli descritti sopra. A quel punto il marketing localizzato puo’ editare gli spot e verticalizzarli sulle segmentazioni del proprio target, lasciando poi al sistema la pianificate automatica nei relativi slot. Se è vero come è vero che il marketing da qui in poi dovrà confrontarsi con una sempre maggiore segmentazione e verticalizzazione dei propri target, strumenti come questi diventano una risposta necessaria a queste trasformazioni e un’opportunità unica per il marketing e l’advertising.

Per chi ha voglia di approfondire consiglio la lettura dell’articolo “Ads Made by You, in a Click” apparso sul New York Times di ieri.

User Generated Branding

Sabato, 13 Gennaio 2007

User generated advertising. Nel 90% dei casi quando si parla di questo nuovo fenomeno si pensa a questa serie di giovani utenti che creano un bel video e lo postano su YouTube o nella promozione di turno che li porta a fare lo spot da proiettare al super bowl. Intendiamoci, tutte forme molto interessanti di cui continuerò a parlare su questo blog.

Ora, mettiamo giusto per ipotesi, che realmente da qui in poi i brand debbano sempre più basarsi sugli utenti che attraverso la rete divulgano i loro messaggi, i loro valori. Mettiamo per ipotesi che la rete sia formata ormai da una miriade infinita e tecnicamente incontrollabile di elementi che creano uno streaming di contenuto e opinioni che influenzano, anzi, generano i trend.

Iphone Concepts

Guardiamo al fenomeno generato dall’iPhone. Avete visto voi un qualche tipo di advertising? Uno Spot? Un annuncio?
No… l’iPhone sono 2 anni di hype generato e amplificato dagli stessi utenti/consumatori e un’esplosione di commenti, deliri, recensioni, visioni, rumors. Tutto questo non è stato realizzato da Apple in senso proprio (certamente da essa è stato stimolato), ma dallo stesso target potenziale di apple addicted che a sua volta ha influenzato il resto delle masse. La più grande operazione di marketing mai vista su questo pianeta, globale ma allo stesso tempo localizzata, virale, dirompente, accentrante e fondamentalmente (per la Apple) quasi gratis.

Questo non è solo un fenomeno virale, non è user generated content e non è user generated advertising, questo è User Generated Branding. Non ha nulla a che fare con teniche di marketing tradizionali, non ha niente a che fare con il “semplice” viral marketing, le e-card, i siti promozionali, gli advergame e tutti gli hype ormai quasi noiosi del momento. E’ qualcosa di nuovo e di straordinario. Non è un sistema che utilizza una selezione mirata di opinion leader e di testate giornalistiche affiancandole ad una campagna efficace, qui è stata utilizzata l’intera internet-sfera. Credo che il 90% dei blog abbiano paralto dell’iphone ognuno secondo il suo taglio specifico. Chi ne ha fatto recensioni tecniche, chi ci ha visto strategie di mercato e sconvolgimenti per il futuro, chi ha messo a nudo le sue passioni dichiarando di desiderare l’oggetto più di ogni altra cosa, chi ci ha fatto ironia, chi l’ha criticato (ma sempre con un velo di riverente rispetto).

Il marketing della apple negli utlimi due anni più che fare strategie, comunicazione e pianificazione media, ha guardato tutti noi, abbiamo associato a questo oggetto ogni tipo di valore, lo abbiamo disegnato, descritto, ipotizzato, condiviso, immaginato, abbiamo realizzato i concept per gli spot… un brainstorming di proporzioni cosmiche. Gli abbiamo dato un’identità, ne abiamo definito i valori, ci siamo identificati in lui e quando il nostro brand manager ha dato il via con una riunione di 35 minuti in videoconferenza dal MacWorld Expo, lo abbiamo sponsorizzato, pubblicizzato, raccontanto, lo abbiamo fatto diventare l’oggetto dei desideri di ogni smart phone user che si rispetti su questa terra. Il tutto con un’operazione di marketing e comunicazione meravigliosamente architettata che nel giro di qualche ora ha lanciato il prodotto nell’intero globo. In ogni blog, forum, testata giornalistica, telegiornale, radio e chi più ne ha più ne metta. La mattina dopo, prendendo il cappuccino al bar, la gente non parlava d’altro… “ma l’hai visto il nuovo iPhone?” e c’è chi ha già realizzato il packaging e l’ha pubblicato su internet.

Credo che Apple sia nei fatti al momento uno dei brand meglio posizionati in questo senso. Apple da sempre basa la sua strategia sull’evangelizzazione. Gli apple addicted (e io sono uno di questi) non sono attratti dal prodotto, non ci si identificano, semplicemente lo amano. E’ più di un brand è la frontiera del brand, quella in parte definita da Kevin Roberts (Saatchi & Satchi CEO) in lovemarks.

Attenzione, non sono tutte tecniche nuove e nemmeno tecniche adatte a tutti i brand. Una strategia di questo tipo si sviluppa negli anni, nei decenni. Ma oggi trova un humus e un mezzo che la rende dirompente e incredibilmente efficace.

L’iPhone è il primo user generated Brand… e questa volta c’è da dirlo… Amazing.

Beamvertising

Giovedì, 4 Gennaio 2007

Nel video che spero riusciate a vedere sopra (in caso contrario cliccate qui), alcune sequenze dell’iniziativa di Guerrilla Marketing ideata e messa in atto da freshcreation svoltasi in alcune delle città olandesi per sponsorizzare una gomma da masticare già piuttosto conosciuta nei Paesi Bassi.

L’iniziativa ha avuto ovviamente già una serie di echi sulla rete ed un discreto seguito su YouTube.

Lo scopo finale, legato alla promozione “Can you make it to the pack?”, è quello di incuriosire ed attrarre utenti sul sito www.sportlife.com. Sul sito i visitatori vengono invitati ad inviare le loro migliori foto durante le esecuzioni di un trick con skateboard, snowboard, surf e surrogati. Le migliori foto votate dagli stessi utenti verranno poi stampate sui packaging delle suddette gomme con tanto di nome/nikname del vincitore. Effetto virale assicurato.

L’idea di proiettare immagini su muri e palazzi delle città non è certo una novità in termini di guerrilla marketing, ma in questa forma originale la cosa assume tutt’altro valore ed efficacia. Gli spezzoni del video postati su YouTube stanno facendo il resto. L’idea è indubbiamente divertente ed innovativa.

Nel momento in cui scrivo il video su YouTube postato il 15 dicembre ha 14.400 contatti e un ranking piuttosto alto.

Sony Fake Blog

Martedì, 2 Gennaio 2007

Pi5Send1 F

Secondo “scivolone” del marketing Sony che dopo aver tappezzato svariati luoghi negli states con stencil raffiguranti dei bambini che giocavano con una PSP, suscitando l’ira di svariati cittadini, ha dovuto chiedere scusa per un’operazione natalizia finita malissimo. La Sony ha infatti creato insieme all’agenzia Zipatoni un fake blog (alliwantforxmasisapsp.com, attualmente oscurato) che spronava gli utenti a regalare una PSP per natale, ovviamente l’appartenenza del blog non era dichiarata.

Non è dovuto passare molto prima che uno degli utenti-geek incuriositi dalla cosa abbia verificato l’appartenenza del dominio che guarda caso era registrato dalla Zapatoni co. omonima agenzia di marketing della Sony. Il tam-tam su internet ha reso nota la cosa in poche ore e l’effetto viral che pur c’è stato ha dato esiti del tutto negativi per il brand in questione. Centinaia di Blog, Forum e siti dedicati ai video-giochi sono stati il teatro di accesi dibattiti e commenti non esattamente positivi per Sony.

La percezione degli utenti è stata evidentemente quella di essere presi in giro. Un’operazione di guerrilla marketing subdola e non dichiarata che come è ovvio è stata mal digerita dalla rete. Un danno non indifferente per un Brand che già si trova a dover combattere con la quasi certa fallimentare uscita della PS3.

Sony non è l’unico Brand ad aver fatto scelte del tutto sbagliate in questa direzione, altri casi eclatanti sono legati a McDonald’s, WalMart e Lonely Girl 15.

Il rumore generato da false e poco “onorevoli” azioni di marketing è ormai arrivato allo orecchie di tutti, soprattutto di quella fetta di consumatori che dovrebbero essere utilizzati come mezzo per la diffusione di quest’ultimo. Metodi che tentano di utilizzare questo sistema senza dichiarare con chiarezza l’intento sono ormai destinati a fallire o peggio, come nel caso Sony, a danneggiare pesantemente il Brand che li ha generati e/o “subliminalmente” firmati.

E’ strano pensare come molti Brand di un certo livello siano ad oggi attratti dalle potenziali caratteristiche del web e parallelamente questi ultimi sottovalutino gli effetti “devastanti” che operazioni non ben mirate ed evidentemente mal architettate possono generare cavalcando le stesse dinamiche. La velocità con cui una notizia o un contenuto si diffonde attraverso il fenomeno virale è vera sia nel negativo che nel positivo.

Contemporaneamente faremmo meglio a tenere presente che proprio per le caratteristiche del web, cose come “Viral Marketing” e “Guerrilla Marketing” sono oggi tecniche note alla massa, i potenziali consumatori sono probabilmente molto più consapevoli rispetto a tutto questo di quanto evidentemente si tenda ad immaginare. L’utente va “Coinvolto” non “Usato”.

Torniamo quindi ad un vecchio motto del marketing che rimane valido negli anni e a quanto pare in relazione ad ogni ogni media e applicazione, “il consumatore non è un idiota, il consumatore è tua moglie” (David Ogilvy).

GooTube

Lunedì, 9 Ottobre 2006

 Assets Resources 2006 10 Gootube

Colorfull Web 2.0

Martedì, 14 Marzo 2006

Tanto per variare su un argomento meno pesante di quelli trattati negli ultimi post, oggi mi soffermo su un aspetto del Web 2.0 che non ha a che fare con script, rails, ruby, CSS e simili. Il colore.

La generazione di designer che hanno il compito di vestire applicazioni web 2.0 sta scoprendo che esistono ben altre cromie che trasferiscono ben altre emozioni e soprattutto differenziano le nuove applicazioni 2.0 dalle precedenti, queste ultime infatti erano spesso basate esclusivamente su alcune gamme della web safe palette.

In questa nuova fase, la scelta ricade spesso su colori accesi, vitali, felici, ad alto contrasto. Vengono inoltre utilizzati spesso i pattern che in questo caso servono più come espediente grafico che non come una soluzione alla mancanza di colori di base. Il tutto sempre sotto il segno della legibilità.

Ovviamente l’uso spinto o meno di colori forti è dettato dalla complessità dell’interfaccia che si vuole vestire. Più l’applicazione è semplice, immediata, priva di troppe funzioni ed in linea con la filosofia 2.0, più diventa possibile utilizzare “blocchi” di colori forti, che servono in questo caso sia a dare uno stile riconoscibile che a rendere immediata l’identificazione dei diversi elementi che compongono l’applicazione. L’utilizzo di queste cromie legato ad altri espedienti grafici come i caratteri in dimensioni più grandi della media e un utilizzo maggiore degli spazi vuoti, fa si che il tutto venga percepito come più amichevole, semplice, divertente… “Lo può usare anche un bambino”.

Esistono oggi agenzie che si stanno specializzando in questo tipo di filosofia del colore come firewheeldesign, che di questo fa un vero e proprio valore del suo brand, mentre basta farsi un giro per siti e Web App 2.0 di spicco come flickR, blinksale, 30secondrule, 37signal, script.aculo.us, odeo e molti altri ancora per rendersi conto dell’uso che molti stanno facendo di queste gamme cromatiche.

Detto questo, di seguito ho tentato di riassumere questa gamma di colori in una palette.

In realtà, non è la base dei colori a fare la differenza ma il modo “intelligente” con cui questi vengono applicati. Se avete voglia di guardarvi qualche esempio, fate un salto su netcocktail.com dove vengono presentati alcuni casi molto interessanti.

Web Palette 2.0


Creative Commons License
This work is licensed under a
Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Italy License.